Air Jordan 1: chi ha detto che l'uomo non possa volare?

Nel 1984 Michael Jordan, dopo aver vinto la finale del campionato NCAA con l’università del North Carolina venne inserito e scelto dai Chicago Bulls nel Draft NBA di quella primavera. Nike decise di farne il suo atleta simbolo. Il brand di Oregon, a quel tempo, era piccolo ed in fase di espansione e scelse di giocarsi il tutto per tutto con MJ. Inizialmente “His Airness” voleva un contratto con Adidas, ma firmò per lo Swoosh che, con delle clausole particolari, gli offrì un ottimo contratto. Progettate da Peter Moore, le Nike Air Jordan 1 furono scarpe tecnologicamente avanzate per il tempo: tomaia in pelle, ammortizzazione ad aria sotto il tallone, taglio alto e colori accattivanti.
Il classico swoosh attraversa la scarpa in orizzontale, il logo “Nike Air” è evidente sulla linguetta della tomaia, ed un nuovo logo con una palla da basket alata è posizionato sul lato della sneaker. È ufficialmente l’inizio di un’era. La prima colorazione fu, chiaramente, nei colori dei Bulls: nero ed un rosso brillante. Poco dopo l'uscita, la federazione, bandì la scarpa perché non rispettava le regole per le uniformi. Nike adorò questa idea così tanto che incoraggiò MJ ad indossare le scarpe e si sarebbe preoccupata di pagare le multe. Di conseguenza, Nike potette pubblicizzare l'Air Jordan 1 come "La scarpa vietata dall’NBA”. La colorazione più ambita è quella che porta il nome della città dove il GOAT ha portato 6 titoli: “Chicago”. MJ indossò questa sneaker anche nell’ultima partita della storia con i Bulls, nel 1998. Con il passare degli anni molti personaggi di spicco hanno avuto la possibilità di collaborare alla silhouette. Dai designers Hiro Jujiwara di “Fragment Design" e Virgil Abloh al negozio di Los Angeles “Union”.
A distanza di oramai 35 anni, l’incredibile culto è seguito da appassionati di basket, sneakers e moda di tutto il mondo.

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